


ORTE – La protesta degli agricoltori torna a farsi sentire allo snodo autostradale di Orte, ma questa volta la forza della mobilitazione non risiede nei numeri, bensì nel messaggio. Dalle ore 9:00 di questa mattina, una ventina di operatori con circa dieci mezzi si sono ritrovati all'imbocco della A1 per denunciare il declino inarrestabile di un comparto schiacciato tra rincari e crisi economica.
Nonostante una partecipazione contenuta, che come ci ha spiegato lo stesso Monfeli ha raggiunto circa le 30-40 persone, il clima è stato di estrema determinazione. L’area, costantemente monitorata da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza per garantire la viabilità, è diventata il palcoscenico dell’invettiva di Antonio Monfeli, organizzatore del presidio.

«L’agricoltura italiana è sotto attacco», ha esordito, spostando il focus dal settore agricolo alla tenuta sociale del Paese. «Il nostro scopo è sensibilizzare e allertare la politica: la gente non arriva a fine mese, ci sono sei milioni di poveri. Questa situazione, nella quale versa la maggioranza dei cittadini, è una condizione che si sta aggravando».
Il cuore della protesta tocca la sovranità alimentare e la tutela del Made in Italy. Secondo Monfeli, il modello attuale favorisce i colossi industriali e l'importazione di cibo processato a discapito della qualità tradizionale: «Ogni anno chiudono 37mila aziende agricole. Ci stanno liquidando per favorire prodotti esteri realizzati senza tutele, spesso sfruttando il lavoro minorile, mentre in Italia un debito non pagato porta al pignoramento immediato».

La giornata di Orte ha voluto lanciare un segnale di allarme sulla sostenibilità della filiera agroalimentare. La distanza tra le normative centrali e la realtà quotidiana delle imprese sembra essere diventata incolmabile, trasformando quella che era una protesta di categoria in una vera e propria 'battaglia sociale' per la difesa dell'identità produttiva italiana.
«Questa manifestazione vuole essere un punto di partenza per risolvere i problemi della gente comune, non solo degli agricoltori», ha spiegato infine Monfeli. L'appello per la giornata di domani è chiaro e accorato: la partecipazione della popolazione civile è ritenuta fondamentale. «Senza il contributo dei cittadini, tutto questo è inutile. Se il sistema collassa, perdiamo tutti: la nostra è una difesa della qualità e della dignità. Chiediamo alla gente di venire qui domani e sostenerci».
